28/04/2016

Un Primo Maggio dai mille volti

Un Primo Maggio dai mille volti

Le attuali difficoltà del mondo del lavoro si manifestano in innumerevoli forme. Le conseguenze di una crisi lunga e profonda, che ha trasformato il lavoro, le sue configurazioni e il suo stesso significato nella vita di ciascuno di noi sono sotto gli occhi di tutti. E, altrettanto evidenti, sono le difficoltà del sindacato a leggere e a interpretare questa nuova situazione.

In passato, quando si discuteva di lavoro e di classe lavoratrice, era chiaro di cosa si parlava e a chi ci si riferiva. Ora non più. Siamo di fronte ad un caleidoscopio sempre mutevole di forme e di esperienze di lavoro molto difficili da inquadrare in un contesto collettivo comune. Viene meno la centralità del contratto nazionale di categoria - vera forma politico-organizzativa di identità collettiva e di sintesi economico-normativa - e ci si trova a gestire una grande variabilità di forme organizzative e contrattuali.

Gli stessi interventi legislativi messi in campo con l'obiettivo di rendere più flessibili i rapporti di lavoro hanno finito per assecondare nuove forme di precariato, oggi ben riassunte nell'abuso dell'utilizzo dei voucher, strumenti di sfruttamento dei lavoratori e luogo di evasione contributiva e fiscale. Inoltre, la tendenza a comprimere sempre più i costi del lavoro (dimenticando che la vera concorrenza si fa sull'innovazione), hanno reso sempre più precari e mal pagati i lavoratori occupati in cooperative che spesso di "cooperativo" hanno solo il nome, con una rincorsa al ribasso normativo e contrattuale che appare senza limiti.

Anche il sindacato, criticato, spesso a torto, non sempre senza ragione, è stato trascinato in questa situazione. D'altra parte, in un'epoca in cui si considera ogni forma di rappresentanza un peso e un ostacolo, si è finito, con troppa velocità e superficialità, a ritenere che se ne potesse fare a meno. Ma è davvero così?

A livello nazionale, la perdita di peso del sindacato - e la svalutazione delle associazioni di rappresentanza e dei cosiddetti corpi intermedi - ha determinato l'effetto contrario rispetto a quello dichiarato dai suoi detrattori. Il suo posto è infatti stato occupato da lobby di affaristi mossi esclusivamente da opachi interessi privati che fanno crescere la corruzione. Cosa ben diversa dalla rappresentanza collettiva e trasparente di un sindacato che indubbiamente ha delle colpe, ma che nel suo operato si espone comunque all'esplicito giudizio dei lavoratori e dei pensionati.

A livello locale, la situazione è ancor meglio definita, nel senso che non è mai venuta meno la considerazione della necessità del sindacato che, dopo il periodo delle ideologie e delle grandi conquiste, si deve legittimare quotidianamente attraverso la capacità di dare risposte concrete con la contrattazione collettiva e individuale, aziendale e sociale, e l'erogazione di prestazioni e servizi di cui i cittadini hanno bisogno.

Questo nuovo scenario è quello che Cgil, Cisl e Uil di Treviso rappresenteranno e racconteranno il prossimo 1° maggio in piazza dei Signori a Treviso.

Nessun, rito, nessuna nostalgia, nessuna recriminazione.

Con lo slogan "Tutti i volti del lavoro", accompagnato dall'illustrazione dell'attività quotidiana delle varie categorie sindacali e del sistema dei servizi, intendiamo evidenziare una responsabilità che non è mai diminuita, un impegno fatto di radicamento nei luoghi di lavoro e nel territorio, di risposte concrete e non di vuote parole d'ordine.

La domanda di sindacato non è mai venuta meno: rimane la difficoltà di trovare nuove risposte a nuovi problemi. Ma resta anche la nostra consapevolezza e la nostra volontà di vivere questo periodo da protagonisti, insieme a giovani, lavoratori e pensionati.

 

Franco Lorenzon
Segretario generale Cisl Belluno Treviso