16/03/2026

Cgil Belluno, Cisl Belluno Treviso e Uil Veneto Belluno esprimono forte preoccupazione per la soppressione della Consigliera di parità territoriale

"Inaccettabile indebolimento di un presidio fondamentale per la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro"

Cgil Belluno, Cisl Belluno Treviso e Uil Veneto Belluno esprimono forte preoccupazione per la soppressione delle Consigliere di parità regionali e territoriali e il trasferimento delle loro competenze a un nuovo organismo centrale con sede a Roma, come previsto dal decreto legislativo a firma della Presidente del Consiglio e della Ministra per la famiglia, la natalità e pari opportunità, depositato alla vigilia dell’8 marzo nel recepimento della direttiva europea.

I rischi concreti, per le organizzazioni sindacali bellunesi, sono molteplici: un inaccettabile indebolimento di un presidio fondamentale per la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro e un arretramento sul fronte delle politiche di contrasto alle discriminazioni di genere e della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori vittime di molestie, violenze o trattamenti discriminatori. La Consigliera di Parità ha infatti rappresentato negli anni un punto di riferimento importante e di prossimità sul territorio, offrendo ascolto, orientamento e strumenti concreti di tutela a chi si trova ad affrontare situazioni di ingiustizia o disuguaglianza nel lavoro.

Nel Bellunese, inoltre, il lavoro svolto in questi anni ha contribuito a costruire una rete di collaborazione tra istituzioni, parti sociali e imprese, favorendo la diffusione di buone pratiche per la prevenzione delle discriminazioni e la promozione delle pari opportunità. Attraverso progetti, protocolli d’intesa, attività di formazione e iniziative di sensibilizzazione, è stato possibile rafforzare il welfare territoriale e aziendale e promuovere politiche di conciliazione tra vita e lavoro.

Per Cgil, Cisl e Uil la presenza di una figura di riferimento sul territorio assume un valore ancora più rilevante in una realtà come quella bellunese, dove la prossimità delle istituzioni rappresenta una condizione essenziale per garantire l’effettivo esercizio dei diritti.

Le tre organizzazioni sindacali chiedono quindi che il Governo riveda il provvedimento, salvaguardando e rafforzando il ruolo delle Consigliere di parità e assicurando una presenza stabile e adeguatamente sostenuta anche a livello locale.
 
“Con il decreto del governo che toglie, nel recepimento della direttiva europea, l’obbligo di avere in provincia una figura fondamentale come la Consigliera di parità – afferma Denise Casanova, segretaria generale della Cgil Belluno – assistiamo con sconcerto a un ulteriore arretramento nei diritti delle lavoratrici. La Consigliera in questi anni è stata punto di riferimento in provincia per tutte le lavoratrici e i lavoratori vittime di violenza, molestie e mobbing nei luoghi di lavoro, ma anche per riuscire a far riconoscere il diritto al part time o contrastare discriminazioni. La collaborazione con la Consigliera ha consentito di risolvere molti casi di discriminazione e di promuovere protocolli d’intesa con tutte le parti sociali per diffondere buone pratiche di contrasto alla violenza e alle molestie nei luoghi di lavoro, di mettere in campo misure di prevenzione e progetti legati al welfare e alla parità. Tutte attività che verranno a mancare con la soppressione di questa figura. È davvero necessario fare pressioni sul governo affinché modifichi lo schema del decreto garantendo e rafforzando il ruolo della Consigliera di Parità”.

“La Consigliera di Parità nel territorio bellunese svolge una funzione importante nel sistema di tutela dei diritti nel lavoro e rappresenta un presidio di prossimità che consente alle lavoratrici e ai lavoratori che subiscono discriminazioni di genere di trovare ascolto, orientamento e strumenti concreti di tutela”, dichiara la segretaria della Cisl Belluno Treviso Roberta Barbieri. “In un contesto come quello italiano, e ancor di più in un territorio come quello bellunese - prosegue Barbieri - dove i divari di genere nel mercato del lavoro restano significativi, sia in termini di partecipazione che di retribuzioni e opportunità di carriera, è essenziale che gli strumenti di contrasto alle discriminazioni siano effettivi, accessibili e ben radicati sul territorio. Nel Bellunese, inoltre, negli anni, grazie al lavoro svolto insieme alla Consigliera di parità, è stata costruita una rete tra istituzioni, parti sociali e imprese che ha contribuito a promuovere politiche di pari opportunità, rafforzare il welfare territoriale e sostenere la conciliazione tra lavoro e vita familiare, creando condizioni più eque e inclusive nel mercato del lavoro. Le riforme istituzionali sono utili quando migliorano l’efficacia delle politiche pubbliche, ma devono evitare di indebolire quei presidi territoriali che permettono ai diritti di essere davvero esercitati. Per questo è necessario valorizzare l’esperienza maturata e garantire una presenza stabile e adeguatamente sostenuta anche a livello locale. Il contrasto alle discriminazioni è tanto più efficace quanto più le istituzioni sono vicine ai cittadini e ai luoghi in cui il lavoro si svolge”.

“Il possibile ridimensionamento delle Consigliere di parità e della loro presenza nei territori rischia di indebolire uno strumento che negli anni si è dimostrato fondamentale per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori - aggiunge Sonia Bridda, segretaria Uil Veneto Belluno - Nei territori montani come il Bellunese, dove le distanze sono maggiori e i servizi spesso più rarefatti, la presenza di una figura di riferimento locale non è un dettaglio organizzativo ma un presidio concreto di diritti. Depotenziare questo servizio significa rendere più difficile intercettare situazioni di discriminazione e sostenere chi lavora e vive in queste aree. In questi anni, grazie al lavoro svolto insieme alla Consigliera di parità, è stato possibile costruire un percorso concreto sul territorio: abbiamo formato le RSU aziendali, promosso strumenti utili come linee guida per riconoscere e segnalare le discriminazioni nei luoghi di lavoro e avviato un confronto costante tra istituzioni, sindacati e realtà produttive. Più recentemente avevamo avviato anche nuove iniziative di informazione e sensibilizzazione, pensate per raggiungere soprattutto i più giovani. Disperdere questa rete di relazioni e competenze significherebbe perdere un patrimonio costruito nel tempo. Per questo è fondamentale che ogni eventuale riforma salvaguardi la presenza e il ruolo delle Consigliere di parità a livello locale. Difendere questi presìdi significa rafforzare le tutele e non indebolirle come la normativa vorrebbe fare centralizzando il servizio”.