21/04/2026

Emergenza abitativa e migranti, Cisl e Anolf: “Serve una politica strutturale di accoglienza e integrazione”

Orrù e Bianchin sulla vicenda dei migranti sgomberati dal park Dal Negro a Treviso

 

“La vicenda dei lavoratori pakistani che si trovano a dormire all’addiaccio è l’effetto evidente di una mancanza di programmazione nella gestione dell’accoglienza e nella gestione dei flussi migratori che la Cisl denuncia da anni”. Per il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Francesco Orrù, “serve una vera politica di accoglienza e integrazione dei migranti, offrendo sia percorsi di formazione e strumenti adatti a favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro e nella società, che alloggi accessibili e risposte ai bisogni primari, come quello di avere un tetto dignitoso sopra la testa”.

Il tema dell'abitare, troppo a lungo rimasto ai margini del dibattito pubblico, rappresenta oggi una questione cruciale. “Il diritto alla casa - sostiene Orrù - è un elemento essenziale per la qualità della vita delle persone e per lo sviluppo economico e sociale dei territori: l’emergenza abitativa oggi è una realtà concreta e colpisce non solo i migranti, ma anche i giovani, con canoni di affitto inaccessibili, un’offerta di alloggi pubblici insufficiente, la precarietà lavorativa che rende difficile ottenere un'abitazione, un patrimonio immobiliare sottoutilizzato e tante abitazioni sfitte. È necessario affrontare questa sfida con interventi strutturali e azioni concrete, evitando di disperdere energie in dibattiti e mantenendo un confronto serio e responsabile”.

Una recente ricerca dell’Ufficio studi della Cisl evidenzia come dagli anni Settanta ad oggi le case non occupate in provincia di Treviso siano passate da 12.784 a 68.804. In un territorio come quello trevigiano, segnato dalla denatalità, dal progressivo invecchiamento della popolazione e dall’espatrio di migliaia di giovani, dove si stima che entro il 2040 mancheranno circa 80.000 lavoratori e lavoratrici, affrontare in modo strutturale e lungimirante l’accoglienza e la gestione dei flussi migratori non è solo una scelta umanitaria, ma una necessità economica e sociale.

Alcuni dei migranti sgomberati dal Dal Negro lavorano in fabbriche della Marca. “Ma la permanenza nei Centri di accoglienza non è più possibile – sottolinea Antonio Bianchin, responsabile di Anolf, l’associazione della Cisl che si occupa di migranti – se si superano i 6.000 euro di reddito annuale: un controsenso, perché con uno stipendio del genere non ci si mantiene e soprattutto non si riesce a pagare un affitto di un alloggio, peraltro introvabile perché i canoni sono inaccessibili e i proprietari diffidenti. Il risultato è che questi ragazzi, pur lavorando, finiscono a dormire per strada, come gli irregolari, quelli a cui è scaduto il permesso di soggiorno e quelli che hanno sfruttato il decreto flussi per ottenere - pagando - un permesso di lavoro ma che una volta arrivati in Italia non sono stati assunti dall’azienda”.

Il segretario generale della Cisl territoriale Francesco Orrù interpella il mondo imprenditoriale, le istituzioni e l’insieme degli attori del territorio, sottolineando la necessità di una responsabilità condivisa. Le aziende, in particolare, dovrebbero farsi parte attiva nel garantire soluzioni abitative ai propri lavoratori. “Queste persone non sono solo forza lavoro, non spariscono una volta lasciato il posto di lavoro: hanno diritto, come chiunque altro, a un alloggio dignitoso e a condizioni di vita adeguate. L’emergenza dei senza fissa dimora può essere affrontata solo mettendo insieme le forze, coinvolgendo istituzioni, associazioni di categoria e terzo settore, rivalutando il patrimonio edilizio pubblico anche attraverso investimenti privati, con l’obiettivo comune di individuare risposte strutturali, durature e rispettose della dignità delle persone”.