14/11/2021

"Acc e Ideal Standard: è finito il tempo delle pacche sulle spalle"

"Lavoratrici, lavoratori, amiche, amici, cittadine, cittadini. Trovarci oggi in questa piazza è un grande segno di solidarietà, di speranza, di civiltà. Questa però oggi è una piazza che sanguina, sanguina dolore e timori. È una piazza che chiede una segnale di vita, di speranza, di futuro. È bellissimo ritrovarci tutti in piazza, ci siamo tutti oggi.

Ringrazio il sindaco Stefano Cesa e le Diocesi di Belluno-Feltre e di Vittorio Veneto per averci convocato qui oggi, ad una settimana dalla fatidica scadenza del secondo bando per trovare un compratore per Acc. Vi ringrazio per il coraggio, per la tenacia, per aver voluto fortemente questa manifestazione.

Ma non basta, sia chiaro, non ci basta!

Siamo tutti uniti oggi per una causa, la sola e più alta delle cause per cui vive un uomo, per cui la vita delle persone trova il senso dell’essere a questo mondo: il lavoro. Essere qui oggi è la più nobile delle scelte.

Tutte le comunità, i lavoratori, i pensionati, i giovani, gli anziani: siete venuti da ogni angolo del bellunese, anche da fuori provincia.

Oggi qui non ci sono confini, steccati, nessuna divisione, solo un unico e monolitico obiettivo: salvare 800 lavoratori. Quando c’è in ballo la difesa del lavoro non vi sono diversità: solo l’unità per il sommo degli obiettivi.

Il lavoro è dignità, inclusione sociale, futuro delle persone, futuro dei nostri figli, è patrimonio di queste nostre terre venete.

La storia del lavoro, della fatica, della sacralità del lavoro, della forza di volontà di ogni uomo e donna di questo paese, della nostra gente è nelle due foto che sono davanti a voi. Storie di eccellenze industriali e del territorio, come molte storie del nostro bellunese, del nostro Veneto, del nostro Paese: industrie, imprese, aziende diventate grandi e famose nel mondo grazie al vostro lavoro, al lavoro della nostra gente.

Eppure oggi siamo qui perchè sono a rischio 800 posti di lavoro. A chi dobbiamo chiedere risposte per queste 800 famiglie?

Un territorio che sta perdendo la meglio gioventù, che inesorabilmente invecchia e non crea le condizioni per essere attrattivo, per far rimanere qui i suoi figli, che non fa nulla per far rimanere qui le aziende, che non fa nulla per essere generatore di sviluppo, a chi lo dobbiamo chiedere?

Siamo oggi in piazza perchè non è più il tempo delle pacche sulle spalle, non è più il tempo di buttare in là la palla: è tempo che qualcuno dia le risposte.

Non siamo tutti uguali qui oggi in piazza: c’è chi le risposte le chiede e chi le risposte le deve dare.

E le risposte non devono essere operazioni astratte come la Italcomp o ignavia nel difendere know-how o peggio ancora nel non mettere in piedi politiche attive del lavoro che incrocino domanda e offerta.

Non siamo nemmeno così folli da non capire che per salvare le due storiche aziende servono investitori, servono imprenditori, servono coraggio e determinazione.

Però lo chiedo a chi ci deve dare le risposte: cosa diciamo agli 800 lavoratori che sono qui in piazza oggi?

Quando oggi tutto ciò sarà finito, cosa porteranno a casa i dipendenti di Acc e di Ideal Standard? Cosa andranno a dire alle loro mogli, ai loro mariti, alle loro compagne, ai loro compagni, ai loro figli? Cosa diciamo?

Vogliamo risposte!

Vogliamo atti concreti che diano garanzie per salvare il lavoro di questi 800 nostri fratelli e vogliamo atti concreti che diano risposte ad un territorio incapace di fare sistema, di darsi una strategia per lo sviluppo, per i collegamenti, per le infrastrutture, incapace di programmare e progettare l’uso delle risorse del Pnrr, incapace di trovare il modo di soddisfare la domanda di 300 lavoratori richiesti dalle aziende vive del territorio.

È una follia quella che stiamo vivendo e che vive il Paese: giovani che emigrano perchè non trovano lavoro; aziende, anche eccellenze del territorio, che preferiscono investire all’estero perchè non trovano manodopera.

Quale speranza di futuro può avere un Paese in queste condizioni?

Vogliamo risposte oggi, non domani.

Vogliamo certezze, vogliamo lavoro, non vogliamo compassione, vogliamo lavoro, vogliamo che queste aziende vivano, ripartano, vogliamo che per 800 lavoratori vi sia la speranza del futuro.

Lavoratrici, lavoratori, colleghe, colleghi, amiche, amici oggi noi vi portiamo la nostra solidarietà, il nostro sostegno, le nostra vicinanza, ma non basta, non ci basta solo la solidarietà, ci servono risposte!

Quali risposte?

Noi della Cisl pensiamo che si debba impedire a un fondo finanziario nazionale o internazionale di investire solo per la remunerazione del capitale e che poi prosciugato il territorio se ne vada senza pagare pegno. Servono norme che fissino indicatori sociali e occupazionali.

Servono poi risposte per rendere competitivo il sistema economico, il che significa che se un investitore decide di investire qui è perchè la giustizia funziona e ha tempi certi, le vie di comunicazione fisiche e digitali consentono i collegamenti con le direttrici dei commerci e dello sviluppo europeo e globale, che si trovano lavoratori con competenze adeguate, che una giovane coppia possa mettere su famiglia e avere figli senza l’incubo di sacrificare il lavoro della donna/ mamma che lavora, che un anziano possa avere assistenza e cure adeguate e non sia fonte di povertà o di disagio per la famiglia.

Significa che se vi è la crisi delle forniture dei microprocessori non si debba dipendere da qualche multinazionale cinese o americana, ma che si possa avere tecnologia europea.

Serve che i cervelli che formiamo non se ne vadano, serve che si faccia incrociare domanda e offerta di lavoro.

In altre parole serve un Paese moderno e tutto ciò all’ennesima potenza sul territorio bellunese.

Solo così potremo evitare che succeda quello a cui stiamo assistendo, solo così potremo guardare al futuro con un po’ di speranza in più.
Solo così Belluno potrà rinascere, crescere, attrarre investitori e lavoro perchè il nostro patrimonio non sono solo le bellezze naturali come le Dolomiti: non vi è patrimonio dell’Unesco che tenga se non si tutela il solo vero e insostituibile patrimonio di una comunità che è il lavoro!

Vi abbraccio tutte e tutti fratelli e sorelle.

Continuiamo insieme questa battaglia per la dignità, per il futuro, per la vita delle nostre comunità.

 

Massimiliano Paglini - Segretario generale Cisl Belluno Treviso