8/06/2021

Sicurezza sul lavoro: responsabilità dev'essere la parola d’ordine

L'editoriale del Segretario generale Massimiliano Paglini

 

"Quanto sangue dovremo ancora veder scorrere, quante mani tranciate e vite spezzate, prima di poter ascrivere il nostro Paese fra quelli che tutelano l’integrità fisica e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori? La situazione è grave. In tutto il Paese non passa giorno in cui non ci siano notizie di infortuni e di morte nei luoghi di lavoro.

Il lavoro nato per consentire alle persone di vivere, di costruirsi una famiglia, di far crescere i propri figli, diventa strumento di morte o di vite rovinate. Di fronte a tutto questo, responsabilità dev'essere la parola d’ordine. Responsabilità di chi gestisce le aziende, come di chi deve fare i controlli. Molte imprese fanno la loro parte, ma purtroppo ce ne sono ancora troppe che considerano i costi per la sicurezza spese inutili anziché investimenti che garantiscono, oltre alla salute dei propri dipendenti, efficienza operativa, tutela reputazionale, certezza di continuità aziendale. In altre parole, responsabilità sociale.

Responsabilità va pretesa anche dalle istituzioni demandate ai controlli, perchè impegnino gli specialisti e i tecnici in percorsi di collaborazione e prevenzione con le associazioni datoriali, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale e nelle aziende. Gli specialisti dei controlli devono fare quello per cui sono stati assunti, ossia verificare che nelle aziende siano rispettate tutte le norme atte a garantire la sicurezza dei lavoratori. Invece negli ultimi mesi i 18 tecnici Spisal della provincia di Treviso, salvo poche saltuarie parentesi, sono stati impiegati nei vax e nei Covid point.

Sulla carta potranno sembrare tanti gli ottomila sopralluoghi eseguiti dallo Spisal nelle aziende del territorio nel corso del 2020. Ma nella realtà, i fatti sono diversi. Nella maggior parte dei casi non si tratta di ispezioni di vigilanza, ma di controlli generici. Nelle ispezioni, il tecnico della prevenzione non verifica solamente che gli ambienti di lavoro siano idonei e salubri e che i macchinari e gli impianti presenti rispondano ai requisiti essenziali di sicurezza, ma esamina la documentazione a supporto della valutazione del rischio e si interfaccia con le varie figure della sicurezza in azienda. In definitiva, il controllo vero si configura come un’attività complessa che richiede tempo e molti più operatori.

In queste settimane è in atto una forte mobilitazione sindacale nazionale territoriale sulla sicurezza. A Treviso lunedì 24 maggio si è svolta un’assemblea unitaria dei rappresentanti per la sicurezza delle aziende, che hanno votato all’unanimità il Patto della Marca Trevigiana per la Sicurezza e la Salute delle lavoratrici e dei lavoratori, documento successivamente presentato al Prefetto. Una delle richieste, quella di riattribuire i tecnici Spisal ai loro uffici di appartenenza, è stata accolta da Maria Rosa Laganà. Ma questo non basta: serve un importante aumento degli organici, così come formazione specifica ed esigibile, certificata e verificata.

A Belluno l'assemblea dei delegati per la sicurezza di Cgil, Cisl e Uil si svolgerà il 17 giugno al Centro Giovanni XXIII. Successivamente incontreremo il Prefetto Mariano Savastano.

Classificare come fatalità la morte di lavoratori come Mattia Battistetti è irrispettoso. A Mattia, morto in un incidente nel cantiere in cui stava lavorando, era applicato un contratto collettivo che non era quello dell’edilizia. Se fosse stato applicato il contratto corretto, il giovane avrebbe fatto la formazione adeguata prima di cominciare a lavorare. Formazione di ingresso che insegna a prevenire i rischi, come quello dei carichi sospesi.

La semplificazione del codice degli appalti in discussione in questi giorni assumerebbe i connotati di una ulteriore deregolamentazione, rischiando di far fare un salto all’indietro di 70 anni al Paese, tornando alla giungla dei cantieri, all’apertura agli illeciti, al cottimo. La Cisl è a favore della competitività e della semplificazione, a condizione che a pagare - anche con la vita - non siano le lavoratrici e i lavoratori e le loro famiglie.

Il primo comandamento rimane la prevenzione e gli investimenti nella formazione, per far crescere la cultura della responsabilità a partire dai ragazzi nelle scuole, che saranno i lavoratori di domani".

Massimiliano Paglini
Segretario generale Cisl Belluno Treviso