26/05/2026
Lunedì 25 maggio al Mimit a Roma si è svolto il confronto fra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo coinvolti: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche. In concomitanza con l’incontro, è stato proclamato uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti del gruppo, con un presidio davanti al Mimit. Il piano di riorganizzazione presentato dall'azienda delinea un forte ridimensionamento della sua presenza storica nel Paese attraverso la previsione di ben 1.719 esuberi complessivi (19 in più rispetto al precedente annuncio), una cifra che andrebbe a colpire il 35% degli operai e il 43% degli impiegati, a cui si aggiungono la chiusura totale dello stabilimento marchigiano di Cerreto d'Esi e una drastica riduzione dei volumi produttivi stimata intorno al 30%. Questo scenario ha compattato il fronte del rifiuto, portando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy le Regioni coinvolte e i sindacati a dichiarare il piano del tutto inaccettabile. Il Segretario Generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha denunciato apertamente come l'operazione non configuri un rilancio o una ristrutturazione, bensì un vero e proprio smantellamento industriale basato su logiche puramente finanziarie che penalizzano la ricerca, lo sviluppo e l'organizzazione stessa del lavoro. Per la Fim territoriale era presente il segretario generale Belluno Treviso Alessio Lovisotto, che, uscendo dall’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha dichiarato: “Il quadro emerso dall’incontro conferma la gravità della situazione e rende ancora più evidente quanto il piano presentato da Electrolux sia per noi irricevibile. Per lo stabilimento di Susegana sono stati indicati 310 esuberi tra gli operai, mentre per il personale di staff l’azienda ha fornito solo dati complessivi, senza una suddivisione per singolo sito produttivo. Siamo di fronte a un piano che rappresenta un vero e proprio bagno di sangue occupazionale e che non lascia intravedere prospettive di sostenibilità per gli stabilimenti italiani, che invece hanno bisogno di investimenti e volumi produttivi adeguati per garantire il mantenimento dell’occupazione. L’alternativa, altrimenti, rischia di essere la cessione o la dismissione delle attività. Dall’incontro è emerso chiaramente come il piano annunciato dall’azienda sia considerato non praticabile da tutti i soggetti coinvolti: Ministero, Regioni e sindaci. Il ministro ha aggiornato il confronto al 15 giugno, invitando Electrolux a tornare al tavolo con una proposta alternativa. È un passaggio importante, ma ora servono risposte concrete”. “Grande attenzione – conclude Lovisotto – dovrà essere riservata anche ai lavoratori dell’indotto, che rischiano di pagare un prezzo ancora più alto rispetto agli esuberi già annunciati. Attorno a Electrolux si è sviluppato nel tempo un sistema produttivo ampio e articolato, con ricadute occupazionali che vanno ben oltre i numeri dichiarati dall’azienda. Difendere il sito significa difendere l’intero tessuto produttivo del territorio, garantendone la tenuta sociale”.Electrolux, incontro al Mimit. Confermati 310 esuberi a Susegana
Lovisotto (Fim Cisl): “Siamo di fronte a un piano che rappresenta un vero e proprio bagno di sangue occupazionale”
La vertenza Electrolux rappresenta un momento di profonda crisi per il settore dell'elettrodomestico e per l'intero comparto manifatturiero italiano, configurandosi come una vera e propria emergenza nazionale. Il duro scontro tra la multinazionale svedese, le istituzioni e le sigle sindacali evidenzia la complessità di una situazione che tocca direttamente il tessuto sociale ed economico di cinque regioni italiane.
In parallelo, il Segretario Nazionale della Cisl, Giorgio Graziani, ha evidenziato come la crisi di competitività e la forte pressione dei mercati asiatici e cinesi richiedano risposte strutturali non più rimandabili, invocando urgenti e concrete politiche industriali sia a livello italiano che europeo per proteggere e arginare la concorrenza extraeuropea. L'obiettivo del tavolo istituzionale resta quindi quello di spingere la multinazionale al ritiro immediato del piano e dei licenziamenti, per avviare una trattativa che salvaguardi l'occupazione e il patrimonio manifatturiero del Paese.